AMBRA E L’ORSACCHIOTTO DAL CUORE AMBRATO.
“Tanti auguri a te,
tanti auguri a te,
tanti auguri ad Ambra,
tanti auguri a te!”
Erano tutti lì, la sua famiglia riunita per lei. Mamma entra con in mano la torta. Ieri ci ha lavorato tutta la mattina, trafficando tra pan di Spagna, crema alla Nutella e panna. Adesso a guardarla attentamente sembra che stia per crollare su di un lato, ma non importa. Lo tiene per sé. Si sente così amata e protetta tra queste quattro mura… peccato che a scuola non sia così,l’hanno presa di mira da un po' quegli imbecilli. Il fatto di non dire nulla a casa non vuol dire che la cosa non la spaventi, ma non vuole far preoccupare i suoi. La candelina col numero dieci è lì davanti a lei, aspetta solo un soffio. Il papà le si avvicina e le sussurra all’orecchio: “Non dimenticare di esprimere un desiderio!”. In realtà in casa nessuno crede a queste cose, superstizioni, fantasmi, magie… ma è una tradizione! Ambra chiude gli occhi e riflette bene “Vorrei essere forte per difendermi senza paura” dice tra sé e sé. Fa un bel respiro, fa entrare bene l’aria nei polmoni e soffia. Tutti le battono le mani, mamma, papà, i nonni, gli zii. “Questo è per te amore mio” dice la mamma e le schiocca un bel bacio sulla guancia. Un pacco con un bel nastro rosa e un fiocco enorme. Le sembra così bello che non vorrebbe mai distruggere la confezione, ma tutti stanno aspettando incuriositi. Toglie il fiocco e apre la scatola. All’interno c’è un bell’orsacchiotto morbidoso, è tutto bianco e al centro un cuore enorme color ambra. Non è una coincidenza, i suoi le hanno sempre ripetuto che lei è il loro gioiello più prezioso, per questo l’hanno chiamata così e con questo regalo lo hanno voluto sottolineare ancora. Li abbraccia con tanto amore dentro.
È già mattina, inizia una nuova giornata di scuola. La mamma dal piano di sotto la chiama incessantemente ma lei non ha nessuna voglia di muoversi. Tira su le coperte per proteggersi dai raggi del sole che entrano prepotenti dalla finestra. Sente i passi svelti di mamma che la raggiunge. “Ambra, dai alzati, è già tardi. Corri a fare colazione e a lavarti”
“Mamma non mi sento molto bene stamattina. Posso rimanere a casa?”
La mamma le toglie le coperte di dosso e le avvicina le labbra alla fronte: “Non sembri calda. Dai, alzati. Non so perché ma ultimamente fai sempre storie per andare a scuola. C’è qualcosa che dovrei sapere? Problemi con qualche materia, professore o compagno?”
Ambra sospira “ No mamma, va tutto ok. Vado a lavarmi. Non ho fame stamattina.”
Dopo una ventina di minuti pronta esce e prende il pullman giusto in tempo. Giunta a scuola cerca di camminare con passo svelto e occhi bassi, magari riesce a passare inosservata. Percorre il cortile, oltrepassa la porta d’ingresso, va dritta per i corridoi sicura di aver scampato il pericolo. E invece no. Appena svolta l’angolo eccoli lì: Sandra, Yuri, Francy e Patric. “oh oh oh…. Chi si rivede… la bambolina dai capelli del sangue. Cosa ci hai portato oggi? Ti ricordo che è da una settimana che ti diciamo di darci 50euro. Non hai capito che non scherziamo?” Iniziano a spintonarla, arruffarle i capelli, alzarle la gonna, a ridere e ridere. Lei scoppia in lacrime. “Povera fanciulla. Si sta spaventando… vieni che ti do un bacino.” Uno di loro la prende sempre per i capelli, la sbatte contro un muro e le dà un morso sulla guancia. Gli altri ridono euforici. “Forse così ogni volta che ti guardi allo specchio ti ricorderai di ubbidirci” e vanno via. Lei si accascia a terra, nasconde il viso indolenzito tra le braccia e piange. Come può fare? Deve uscire da questa situazione al più presto. Sta diventando insostenibile. Ma ha paura, non sa come fare, non ha voglia di dirlo a nessuno per paura che gli altri la vedano come la stupidina impaurita del nulla. Ma per lei quello non è il nulla, è il troppo. Suona la campana, stanno iniziando le lezioni. Corre in classe tenendo una mano come a proteggere la parte ferita. Alla domanda dell’insegnante riguardo l’evidente aggressione, lei risponde che è stata la sua cuginetta di due anni ieri pomeriggio. I compagni sanno tutti tutto ma tacciono impauriti che un qualunque atto di difesa nei suoi confronti diventi modo di ripercussioni nei propri confronti.
Tornata a casa corre di corsa in camera sua, non vuole che la mamma la veda conciata in quel modo. Chiude la porta a chiavi e grida che non ha fame e che ha tanto da studiare. Si butta sul letto e piange in silenzio, affondando il viso nel cuscino in modo che nessuno la senti. Deve trovare una soluzione, deve trovare una soluzione… non le viene in mente niente. Sente solo il cuore battere forte forte, sarà paura, sarà rabbia, sarà cosa? Non sa nemmeno lei descrivere il tumulto che sente dentro. Piange e piange ancora.
“Ambra, Ambra mi senti? Dai, tirati su e smettila di piangere se no farai piangere pure me in questo modo!”.
Lei si blocca all’improvviso. Di chi è questa vocina strana? Sembra uscita da un cartone animato. Alza la testa e gira intorno lo sguardo. Non c’è nessuno lì con lei. Ma certo, chi dovrebbe esserci se ha chiuso a chiave la porta?
“Ehi, sono qui!”. Una luce gialla dorata attira la sua attenzione. Chi ha acceso l’orsacchiotto che le hanno regalato i suoi ieri sera? Non si era accorta che aveva l’interruttore da qualche parte.
“Mi vuoi prendere o no? Vabbè faccio da solo, ho capito!” Eccolo saltare giù dalla mensola e sgranchirsi come dopo una lunga dormita. Ambra è paralizzata. Ha gli occhi spalancati e il fiato corto. Starà sognando sicuramente, queste cose non accadono nella realtà. Si dà un pizzicotto sulle gambe ma non è una cosa necessaria in realtà, basta la guancia che le fa ancora male per farle capire che forse è sveglia davvero. Lui salta sul letto e siede accanto e lei. Ambra fa un balzo all’indietro. È pallida e non sa più cosa pensare.
“Stai tranquilla, sono un tuo amico. Mi chiamo Teddy. Certo il nome non è che sia molto originale, ma non l’ho scelto io ma chi mi ha costruito. Del resto voi umani non siete per niente originali. Tutti così impostati, con tutte queste mille regole di convenzione. Non fare questo perché se no… non fare quell’altro altrimenti… che noia… ma pazienza. Vorrà dire che mi ci abituerò. Per te. Mamma e papà mi hanno scelto con tanta cura nel negozio, dicevano al commesso che volevano un compagno speciale per te, ti vedono molto triste ultimamente e oggi ho avuto la conferma!”
Ambra è ancora lì impalata e immobile. Vorrebbe gridare aiuto, ma nessuno crederebbe alla storia dell’orsetto che parla. Non ci crede nemmeno lei…. Allunga un dito e lo preme sul panciotto di lui. “Ahia, ma sei scema? Fai piano.” Lei è senza parole. Lo guarda, ha una faccia così buffa quando si altera… lei sorride, poi ride, ride tanto, ride a crepapelle, ride e non riesce più a fermarsi. Sarà lo stupore, sarà la paura, saranno tutte le emozioni contrastanti che ultimamente sente dentro. Forse è uno sfogo isterico, ma ride. “E’ già qualcosa il fatto di averti fatto ridere amica mia!”. Ma lei non lo sente più, cade di schiena sul letto continuando a ridere. Lui la osserva, cerca di parlare ma niente. Le salta sulla pancia, allarga le braccia, lei inizia a fargli il solletico, ridono tutti e due, cadono sul pavimento e ridono ancora. Aveva proprio bisogno di staccare la spina dai suoi problemi, aveva bisogno di godersi un po' di spensieratezza dei suoi anni, aveva bisogno di un amico su cui contare. Quando finiscono, si coccolano tra i cuscini per terra e lei inizia a raccontargli tutto, della scuola, degli imbecilli, dei suoi compagni di classe impauriti, degli insegnanti, di casa, dei suoi sogni, della sua voglia di diventare maestra perché oltre al ruolo che insegnare vorrà essere la migliore amica e confidente dei bambini, perché lei sa cosa significa essere soli, anzi isolarsi, che è diverso. Lei non è sola, ha la sua famiglia su cui sa di poter contare, ma il fatto è che non vuole che si preoccupino, vuole farcela da sola, è una questione personale. E poi che figura ci farebbe se mammina o papino andassero a scuola a difenderla? Sarebbe peggio, molto peggio. Deve cavarsela da sola. Ma ha paura. Non ama l’aggressività, ma pur volendo ricorrere alle maniere forti sarebbe una contro quattro. Partita persa già in partenza. Si sente impotente, si sente come fosse in una camera senza vie d’uscita. Lui la ascolta attentamente. Ci pensa un po' su. Poi le dice: “Vieni con me. Dammi la mano, chiudi gli occhi e concentrati. Fatti invadere dentro dalla fiducia verso te stessa prima di tutto e poi verso di me. Sei pronta? Ok. Ora apri gli occhi!”. Lei ubbidisce e lo guarda bene. Teddy preme il cuore ambrato al centro della sua pancia. Si apre davanti a loro una spirale dai colori dell’arcobaleno. “Non avere paura. Tutti posso tutto. Non lo dimenticare mai!” Le stringe le dita “Ora salta insieme a me!”. Lei non è per niente convinta della cosa, anzi… il suo cuore riprende a martellare violentemente, non sa cosa aspettarsi, non riesce a dare una spiegazione logica a tutto questo. Vorrebbe fare mille domande, ma lui le ha detto di fidarsi. Visto la situazione assurda tanto vale viverla tutta, cosa avrà mai da perdere? Al tre saltano entrambi dentro la spirale. Tutt’intorno cento, mille, milioni di colori dalle sfumature più pazzesche, dai riflessi più impensabili, dagli accostamenti più strani. Il verde che si mescola con il rosa, che diventa blu, che passa allo smeraldo, e ancora giallo, arancione, più chiaro, più scuro, effetto trasparente, un intreccio di argento oro, un mare di rosso dalle infinite tonalità. La sensazione di essere catapultati, spinti ad alta velocità, ma non eccessiva. Ha modo di godersi lo spettacolo, come fosse al parco avventure, anzi no… questo è il più pazzesco, molto di più! Non riesce ormai a formulare alcun tipo di pensiero. E’ in balia delle emozioni. Bello, bellissimo, stupefacente... All’ improvviso la luce più abbagliante che le sia mai capitato di vedere le si piazza davanti, volano come dopo esser scivolati da uno scivolo ripidissimo. L’atterraggio non è molto violento, piuttosto sembra soffice. Al tatto il suolo sembra morbido. Apre gli occhi. Sono su di un prato verde pieno di infiniti fiori che richiamano ai colori poc’anzi visti nel percorso di andata. “wow… ma dove siamo? Cosa sarebbe questa? Una realtà parallela? E poi tutti questi colori...pazzesco, fantastico… i fiori sono così… morbidi,sembrano di pezza come te, tutto sembra… fiabesco...”. Guarda attentamente più in là…. Ma… c’è qualcosa che si muove. Cerca di vedere meglio. Si alza e si avvicina. Sembra ci sia un vero e proprio paesino in miniatura le cui case sono… non può credere a quello che vede. Si stropiccia gli occhi e cerca di focalizzare meglio. No, non ha proprio sbagliato... Sono funghi con finestrelle e porta d’ingresso! Guarda attraverso una di queste finestrelle… sensazionale… un fungo scavato all’interno e allestito a mò di abitazione. Mai visto niente del genere. Non ha il tempo di chiedersi chi è che ci potrebbe abitare, che dozzine di follettini alti quanto un mignolo o forse meno la circondano tutti armati di aghi appuntiti e pezzettini di legnetti anch’essi appuntiti.
“Chi sei? Cosa vuoi da noi?” grida uno di loro.
“Sono Ambra” risponde lei stupita.
“Cosa cerchi da queste parti?”
Teddy si avvicina di corsa. “Amici fermi fermi. Sono stato io a portarla fin qui.”
Abbassano le armi “Teddy ciao. Scusaci non sapevamo fosse tua ospite. Come mai in compagnia? Di solito non portiamo nessuno qui.”
“Avete ragione, ma la ragazza ha bisogno del nostro aiuto. Ha bisogno di risposte. E anche noi potremmo ricevere aiuto da lei.”
Ambra è sempre più sconcertata. Possibile che esista un’altra dimensione parallela alla nostra con personaggi simili? Cosa c’entra lei qui? Si gira su sé stessa ad osservare il paesaggio, questo strano ma impressionante paesaggio. Il cielo è azzurro limpido, le farfalle volano di fiore in fiore. Torna ad osservare i follettini. Hanno in testa cappellini a punta come nelle fiabe, tutti verdi. Hanno delle strane orecchie aguzze e un sorriso che prende gran parte del viso, il nasino è quasi invisibile. Gli occhi sono del colore del sole. “Ma quanto siete carini!” esclama lei. In pochissimo tempo si ritrova seduta di fronte a loro a ridere e scherzare. Ognuno di loro le racconta episodi esilaranti sulle loro vite, vite lunghissime a quanto pare, il più giovane di loro ha appena 80anni. Che buffo! Tra di loro c’è il grande saggio dagli anni sconosciuti,il che è tutto dire. Lei sorride. Teodor, uno di loro, le confessa che un giorno in preda ad una fame euforica mangiò il tetto di Stefany e lei di tutta risposta avvelenò la casa di lui fino a farla marcire. Poi fu costretta ad ospitarlo per qualche settimana. Ma nei loro racconti non c’era cattiveria, crudeltà, vendetta. Era più che altro un racconto comico, dispetti amichevoli per così dire. Si avvertiva tra loro tanta complicità e affetto. Così come a casa sua. Ripensa a mamma e papà… chissà se si sono accorti della sua mancanza, magari saranno disperati. Non sa nemmeno da quanto tempo è qui ormai. Minuti o ore? Si volta verso Teddy e gli dice che sarebbe meglio tornare a casa. Ma qualcosa li interrompe. Più in là del prato, in fondo in fondo c’è una nube grigia, sembrerebbe quasi fumo. Pare espandersi sempre più.
“Cosa succede?” chiede Ambra.
“E’ Cattivix, il vento del male. Ogni anno di questi tempi arriva con la sua forza più potente e distruttrice per creare panico tra i folletti. Spesso ha distrutto villaggi lasciando i folletti per giorni senza dimora. Nei casi peggiori qualcuno è morto” le spiega Teddy. “Ti ho portata qui oggi perché solo tu puoi aiutarci.”
“Io???”
“ C’è un detto che recita così:
c’è il bene ma c’è anche il male
spesso la rabbia ti assale,
doni amore
ricevi dolore.
Un dì capiterà
che qualcuno arriverà.
Un buono potente
dal potere incombente.
Quando il cuore si accende
ecco l’arma vincente.” dice una follettina dalle bionde trecine.
“Non capisco. Che vuol dire?”
“ Madre Natura ha scelto di regalare a Teddy un cuore magico, quello che gli vedi sul petto. Solo la persona che sarà capace di farlo accendere sarà colei che potrà salvarci da questo male. Una persona in carne ed ossa dal cuore nobile. Oggi Teddy è riuscito ad accenderlo. E’ la prima volta che viene in compagnia. Tu sei quella giusta. Ti prego, aiutaci.”
“Ma state scherzando, vero? Cosa potrei fare io per annientare il vento malvagio?”
“Bambina mia” le dice Teddy “prima di partire per questo viaggio ti ho detto delle cose importanti. Ricordi? Ti ho detto di fidarti di te stessa e che tutti possono tutto. Non c’è nulla che tu non possa fare. Devi credere in te stessa. Hai un potere che non immagini dentro di te, ma non lo sai. Concentrati e tiralo fuori.”
“Ma come potrei proteggere voi tutti da un essere così grande e potente se non riesco a proteggere me stessa da ragazzi miei coetanei?” ribatte Ambra.
“Perchè ti soffermi sull’apparenza. Vai oltre. Scava in fondo alle cose. Arriva all’origine di tutto. È lì che spesso risiede la soluzione del problema. L’inizio di tutto.”
Ambra riflette. Non capisce. Sembra facile a parole, ma nei fatti… cos’è che può scaturire la rabbia del vento? Cos’è che provoca l’odio dei bulli? Cosa c’è all’origine del male?
Alza di nuovo lo sguardo e il vento sembra avvicinarsi sempre più. I follettini iniziano ad entrare nel panico. C’è chi piange, c’è chi invece la guarda speranzoso. Deve esserci un collegamento tra la sua venuta qui e la distruzione del male. Per forza. Se no loro stessi sarebbero riusciti a difendersi da soli. Ci deve essere qualcosa che cambia le cose con la sua venuta. Ma cosa? Pensa e ripensa. Un senso di panico sembra iniziare a invaderla. Teddy se ne accorge: “ Rifletti. Nulla avviene per caso. Fidati di te stessa. Non aver paura. La paura ci blocca, sia nelle azioni che nei pensieri. Il coraggio e la forza d’animo ci lasciano lucidi.” Teddy ha ragione. Fa uno sforzo sovraumano per rimanere in sé. Il vento sembra essere molto vicino, lo sente tra i capelli. Riflette. Cosa può causare il male? Non ne ha idea. O forse si… fa un ragionamento inverso. Lei è tanta arrabbiata perché? Perché riceve del male ingiustificato. Cosa non le danno invece i bulli? Affetto. Ecco cosa manca: l’amore. Non conoscono l’amore. Per ragioni che possono essere tra le più svariate, anche inesistenti ma presenti comunque ai loro occhi. E il vento malefico? Cosa mancherà a questo malvagio? Alza di nuovo lo sguardo. Lui è lì che le viene incontro senza resistenza alcuna. Il tempo sta per scadere. È tutto grigio, un grigio quasi terrificanti, le fa venire in mente i disegni di Halloween. Ecco. Ha capito.
“Mi dispiace miei cari amici ma adesso è tempo di andare.” grida Ambra.
“Ma come? Non vuoi aiutarci?”
“Si che vi aiuto. Ma per farlo vi dovrò salutare comunque. Addio e grazie mille. Adesso ho capito. Teddy premi il tuo cuore. Al vento mancano i colori dell’arcobaleno. Non entrerà nel vortice se non lo facciamo pure noi. Vuole ucciderci. Vediamo cosa sa fare.” grida Ambra.
Teddy fa si con la testa. Ha capito. Esegue il comando. Il vento sta per alzarlo in volo. Ambra lo prende per un braccio e con tutta la forza che ha si tuffa nel vortice aperto. Il vento ci finisce dentro pure. I colori dell’arcobaleno, quei mille incantevoli e fantastici colori annientano il suo grigio. Grida disperato. Cerca di difendersi. Tira fuori ancora più forza, ancora più violenza. Alla fine si arrende sfinito. Si lascia trascinare, si lascia mescolare. Ambra cade sul suo letto con Teddy tra le braccia. Guarda verso il vortice che sta per chiudersi. Il vento sembra ormai sparito, dileguato, mescolato. Il suo amico morbidoso la abbraccia felice.
“Brava, ci sei riuscita. Lo sapevo che eri quella giusta. Non dimenticare mai le mie parole. Tutti possono tutto. Abbi fede in te stessa. Mantieni la calma nelle situazioni”. Lei gli fa si con la testa, ma è esausta. Si addormenta come una bambina che in realtà è.
È di nuovo mattina. Il sole la sveglia prima della voce di mamma. Teddy è con lei.
“Teddy buongiorno. Come va stamattina?”. Lui non risponde, sembra adesso un semplicissimo orsacchiotto inerme. Avrà sognato tutto? Si mette a sedere e lo gira e rigira tra le mani in cerca di un pulsante, un interruttore, ma niente. La mamma bussa alla porta ancora chiusa a chiave. Ambra apre vorrebbe raccontarle tutto ma la prenderebbe per matta. Forse sarà stato solo un sogno… ma adesso sa cosa fare della sua vita, dei suoi problemi.
“Mamma mi accompagni oggi tu? Vorrei andare a prendere Sandra, Yuri, Francy e Patric da casa. Ah… prima passiamo dal bar e compriamo dei cornetti caldi caldi?”
“Ma così rischierai di fare tardi a scuola! E poi perché?” risponde la mamma.
“Non fare domande, ti prego. Fammi contenta per oggi.”
“Come vuoi”risponde la mamma felice di riavere davanti la sua bambina, la piccola ma grande pietra preziosa della sua vita illuminata di luce nuova.
Appena i ragazzi la vedono rimangono senza parole. Quello che è mancato sempre loro è stato un po' di amore incondizionato, attenzioni inattese. La abbracciano forte e piangono di vergogna per tutto ciò che le hanno fatto.
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